Che cos'è lo Specialty Coffee?


caffè non selezionato VS caffè selezionato


Pensate davvero che tutti i caffè siano uguali?


Oggi vogliamo fare chiarezza ed aiutare il consumatore ad acquistare con maggiore consapevolezza il proprio caffè. Nell'immagine due caffè, entrambi provenienti dallo stesso paese e stessa regione. Uno con problematiche della materia prima (chiamati difetti) e l'altro no. Quale scegliereste?



Perché dovremmo bere caffè Specialty?


Conoscere la provenienza: Chi non vorrebbe sapere cosa sta bevendo o mangiando quando acquista un determinato prodotto? Nello Specialty Coffee, il consumatore, può conoscere l’etichetta e provenienza del caffè che andrà a bere, e quindi conoscere i dettagli di ciò che troverà nel pacchetto di caffè, come il paese, la regione, il produttore, la specie e varietà botanica, l’altitudine, il metodo di lavorazione. Dunque una maggiore trasparenza. Pensate che nei caffè commerciali è sufficiente indicare per legge “Contiene caffè torrefatto in grani”, non credete che sia poco esaustiva come indicazione?


Freschezza: Normalmente con lo Specialty Coffee si ha la garanzia di acquistare un prodotto fresco di tostatura. Sarà comunque possibile riscontrare la data di tostatura sul pacchetto (cosa che nei caffè commerciali difficilmente troverete).


Sano e Buono: Essendo migliore la selezione della materia prima e l’attenzione della lavorazione di tutta la filiera, considerando anche l'assenza dei difetti, sarà sicuramente più buono e sano. Il Caffè Specialty è sicuramente meno amaro (perché non tostato sino a raggiungere alti livelli di combustione), con possibilità di portare sapori diversi da quelli abituali: oltre ai sapori caldi di cioccolato, nocciola e caramello è possibile, in base all’origine, oltre che alla tostatura, individuare sapori fruttati e floreali, con meno o più acidità.


Quando nasce il concetto di Specialty Coffee?


Il termine Specialty Coffee è nato negli anni 70’ (1974 con esattezza) negli Stati Uniti. La prima persona ad utilizzarlo è stata Erna Knutsen, una torrefattrice, e ne fece uso quando scrisse un articolo per una rivista statunitense, “Tea & Coffee Trade Journal”, descrivendo così quei caffè dai sapori unici, prodotti in aree geografiche con speciali microclimi. Erna dunque fu tra i primi ad accorgersi che il caffè, rispetto all’idea di gusto standard di caffè data dalle commodities, potesse avere sapori diversi ed unici a seconda del luogo di produzione e della sua lavorazione.


Vista delle colline della Serra da Mantiqueira, Brasile. Crediti: CQT Coffees


Con gli anni sono nate diverse associazioni, sia livello nazionale che internazionale, con l’intento di promuovere e divulgare il concetto di Specialty Coffee. Tra tutte oggi possiamo citare la SCA (Specialty Coffee Association) che punta alla divulgazione attraverso vari canali: formazione ed educazione, campus, eventi, competizioni, viaggi in piantagione, ricerche e studi.

Questa è la definizione di Specialty Coffee dell’associazione:

“Specialty Coffee è definito da una bevanda a base caffè, che è giudicata dal consumatore (in un mercato specifico e in un determinato periodo) per la sua qualità unica, un sapore distinto ed una personalità differente e superiore, rispetto alle bevande a base caffè normalmente consumate. La bevanda deve utilizzare chicchi raccolti in una definita area geografica, e che incontra altissimi standard di qualità in tutta la lavorazione, dal caffè verde, la tostatura, impacchettamento e preparazione.”

Cos’è tecnicamente lo Specialty Coffee?


Per chiamare un caffè “Specialty”, è necessario che ogni tappa dell’intera catena produttiva, dalla raccolta e lavorazione in piantagione, passando per il processo di tostatura sino alla preparazione in tazza sia effettuata con alti standard qualitativi.


Per essere definito Specialty, però, non è sufficiente che durante la sua vita il caffè sia trattato con estrema cura ed alti standard, ma dovrà superare due criteri di valutazione: quella sensoriale e quella del conteggio dei difetti sulla materia prima.