• Emanuele Bernabei

La storia di Giorgio Piracci, tra Permacultura ed Amazzonia


Non saremo da soli a scrivere. Coinvolgeremo professionisti del settore per rendere il Blog più interessante ed aggiungere ancora più qualità ai contenuti.


Tra i diversi autori ci sarà Giorgio Piracci, fondatore della 7Elements Perù, che oggi intervistiamo. Nel Blog Giorgio ci aiuterà a sviluppare tecnicamente il concetto di Permacultura ed affrontare temi legati alla sostenibilità nel mondo caffè.




Ciao Giorgio, come ti presenteresti sinteticamente?

Sono un naturalista specializzato in ecologia e cooperazione internazionale per lo sviluppo di aree rurali. Nel corso della mia professione ho ottenuto un diploma in permacultura ed ho iniziato ad utilizzarla come strumento per lo sviluppo locale e la conservazione degli ecosistemi.

Nell’ambito del caffè, ne sono da sempre un appassionato. Poi la vita mi ha portato a lavorare in paesi dove il caffè rappresenta la maggiore economia, così mi sono specializzato nel campo della produzione del caffè applicando le pratiche di permacultura.


Giorgio oggi vivi in Perù, perché hai scelto proprio questo paese?

Quando mi laureai mio Papà mi regalò un viaggio a scelta, ed io scelsi di andare in Amazzonia. Il mio sogno era quello di vivere in Brasile, e con il viaggio riuscii a visitare il Brasile e l’Amazzonia solo per alcuni mesi. Quell’esperienza mi fece innamorare dell’Amazzonia. L’anno successivo feci un master per la cooperazione e sviluppo rurale che mi portò in Perù. Alla fine del master c’era da fare un internato (una sorta di stage), e tra le diverse possibilità c’era quella di andare a lavorare ad Oxapampa, sempre in Perù. L’incarico era quello di supportare una ONG locale, nel cuore della regione dove vive la comunità indigena locale, gli Yanesha. Decisi quindi di andare proprio qui nel 2005, luogo per me fino a quel momento sconosciuto. Destinazione che poi si trasformò nella mia casa.



Da quanto tempo ti sei avvicinato alla Permacultura?

Mi ci sono avvicinato prima personalmente nel 2012. Ho iniziato da solo a studiare e mettere in pratica su miei terreni, policulture e agricultura sinergica. Poi nel 2016 l’ho voluto rendere più formale ed ho preso un diploma con un Università degli Stati Uniti per poterla utilizzare in una forma più professionale. Ho iniziato dunque a mettere in pratica gli studi in Repubblica Dominicana come consulente per supportare alcuni progetti per la produzione di cacao ed altri prodotti locali. Successivamente ho portato la Permacultura anche in Perù, a Tsachopen.


Perché un consumatore dovrebbe scegliere un prodotto in Permacultura?

Per le tre etiche della permacultura. Cura della terra, cura delle persone e l’equa condivisione. Soprattutto per la cura delle persone. Fare un prodotto in permacultura vuol dire farlo in forma rispettosa con l’ambiente , ma anche delle persone compreso te consumatore. Non viene utilizzato nessun prodotto che potrebbe danneggiare la salute, nessun agrochimico. Inoltre è stato prodotto secondo dei meccanismi di condivisione degli utili, quindi con re-immisione in ciclo dei surplus economici. Il prodotto di permacultura contribuisce a migliorare il contesto dove è stato creato. Teoricamente è il prodotto più puro e pulito che si potrebbe trovare in commercio, di più rispetto ad un semplice biologico, di cui sono molto critico.




Si potrebbe definire il prodotto di Permacultura più sano?

Assolutamente si. Chiaramente non voglio creare polemica con chi fa Biologico o biodinamico. C’è chi lo fa nella maniera corretta e con passione, ma, come saprai, dietro all’etichetta del Biologico esistono molti “trucchetti”.

Rispetto al tradizionale, parliamo di un altro universo. Il prodotto tradizionale non è sano perché è carico di sostanze, dai pesticidi ai funghicidi, sino ai fertilizzati che un agricoltore usa. Quindi molto spesso mangiamo alimenti ricchi di nitrati, metalli pesanti, che portiamo nel nostro corpo e provocano malattie. Al lato del sano si aggiunge anche una questione di sapori. Nei prodotti tradizionali si hanno sapori standardizzati, ovvero prodotti che nascono e crescano con prodotti chimici, formule. Questo fa si, per esemprio, che i pomodori abbiano tutti gli stessi sapori. Cosa che non avviene in natura. Quando mangi prodotti veramente naturali percepisci di mangiare dei prodotti Unici.



So che rappresenti la tribù Yanesha in Europa, ci racconteresti di più?

Questa è la cosa di cui vado più orgoglioso. Io ho un grande amore e rispetto per le popolazioni indigene dell’amazzonia, perché per me rappresentano quello che era l’uomo anticamente, questa grande relazione con il pianeta terra. Con gli Yanesha ho iniziato a lavorare nel 2005, in particolare con la Feconaia, che è la federazione delle realtà native e che rappresenta le trenta comunità del popolo Yanesha. Negli gli anni è nata una relazione di stima reciproca, ed hanno sempre apprezzato, in particolare da quando abbiamo creato la 7Elements, la nostra grande umiltà ed il rispetto verso la loro popolazione. Quindi è cresciuto sempre di più il rispetto e l’amicizia. Due anni fa, il Kornesha, ovvero il loro presidente, ci fece una carta proclamando la 7Elements come ambasciatrice in Europa del popolo Yanesha, anche per trovare eventuali alleati, fondi ed istituzioni che potessero aiutare la comunità. Nel 2016 inoltre sono riuscito dopo tanti anni ad ottenere un appezzamento di terra ed essere accettato come “comunero”.


Ci faresti un saluto Yanesha?

Mashen Emanuele Co Wen! A'ctarr No'shena Arr a ñetz Picapau Blog! Co wen, Puetare!


Traduzione: fratello Emanuele che bello, molto felice di essere qui in questo bello Blog Pica Pau. Che bello, buona giornata!



Popolazione indigena Yanesha

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